Svevo in questo romanzo breve, scritto nel suo periodo maturo (post-zeniano, potremmo aggiungere), scandaglia i riverberi più oscuri della passione senile di un sessantenne per una ventenne. L’autoinganno è il vero protagonista della vicenda, interamente costruita sul dialogo tra la realtà e la sua sublimazione. Il tema del “vecchio beffato”, antico quanto la letteratura, viene rivisitato senza frizzi, motteggi e allusioni smaccatamente erotiche. Tutto viene giocato nella mente dell’anziano (mai identificato con un nome o un cognome), che si troverà, dopo lunghi anni di letargo emotivo, a fare i conti con desideri quasi inconfessabili, soprattutto a sé stesso. Sull’altro versante l’ennesima profittatrice (anch’essa priva di carta d’identità), vittima, nonostante tutto, di un innato (nonché pericolosissimo) infantilismo. Prigioniera, in un certo senso, dei propri asfittici orizzonti d’attesa.