Compostcorpse è un racconto disturbante, ma al contempo originalissimo. Una satira feroce del mondo scolastico e del culto dell’ecologia, che si trasforma progressivamente in un incubo viscerale e allucinato. Una critica pungente del mito dell'inclusività, che spesso tratta la disabilità con inutili filtri consolatori. La voce narrante – un supplente disilluso e precario – ci guida in una discesa agli inferi che parte come realismo grottesco e approda in un territorio al confine tra weird, body horror, distopia scolastica e rivelazione cosmica. Il testo è narrativamente denso, stilisticamente ricercato e concettualmente potente. È capace di evocare disgusto fisico e morale con immagini forti, ma anche di suscitare riflessioni esistenziali, sociali, filosofiche. Il linguaggio si adatta al tono: ironico, cinico, tragico e infine disperato. Il crescendo narrativo è calibrato alla perfezione e il finale è tutto da scoprire.