Non solo la New York del sottotitolo – con il suo carrozzone di violenza, puritanesimo d’accatto, contraddizioni, ingiustizie, abusi, opportunità, guadagni (solo apparentemente) facili – ma gli USA in generale: dai cowboy ubriachi abbracciati a squallide prostitute dentro i saloon più miserabili del west agli austeri mormoni pieni di mogli, figli e guai con la legge contro la poligamia; dai nativi sconfitti, umiliati e ghettizzati dall’uomo bianco a fenomeni da baraccone come i mangiatori professionisti (tacchini ripieni del peso di dieci chili divorati in una volta sola!); dalle feste pacchiane dei milionari alle fumerie d’oppio abusive. Ne esce un ritratto del Nordamerica multiforme, a tratti inquietante e pericolosamente sovrapponibile a quello di oggi, soprattutto nei suoi lineamenti deteriori. Il volume, ad esempio, si apre con la descrizione dell’impiccagione di un malato di mente: “La giustizia americana era soddisfatta: aveva strozzato un pazzo furioso”. E l’American Dream assume i contorni di una brutta barzelletta.