l giallo non è un genere. È una foresta.
Prima che Mondadori tingesse di giallo le sue copertine, i delitti popolavano già i feuilleton, i pulp magazine, i romanzi d’appendice. Prima di Hercule Poirot e Sherlock Holmes, c’erano Vidocq e Vautrin, Rocambole e Atar-Gull, giustizieri della notte, detective improvvisati, donne che indagano sotto falso nome.
Mauro Smocovich conduce il lettore in un viaggio attraverso sette saggi che sono altrettante esplorazioni: nei bassifondi di Parigi con Eugène Sue, nei salotti londinesi con Oscar Wilde, nei sogni di Stevenson, negli pseudonimi di Louisa May Alcott, nei processi ai Fanti di Cuori, nei romanzi “mangiati” dalle sartine di Carolina Invernizio. E, sullo sfondo, una domanda che attraversa i secoli: perché il male affascina? Perché leggiamo storie di delitti?
Tra cronaca nera e invenzione letteraria, tra giustizia sommaria e vendetta, questo libro non è una storia del giallo. È una mappa sentimentale dei suoi fantasmi. Perché ogni genere, prima di essere riconosciuto, è stato a lungo un fantasma in cerca di un nome.