24 dicembre 1945, stazione di Padova. È la vigilia del primo Natale di pace. Dovrebbe essere un giorno tranquillo, ma un fatto inatteso turba la serenità dei viaggiatori e del personale ferroviario: una donna si accascia davanti alla biglietteria e non riprende i sensi. È povera, giovane, incinta e non ha documenti con sé. Questo avvenimento è il primo anello di una catena fatta di incontri e scontri fra persone che hanno condiviso lo stesso passato, legato in particolare agli orrori del campo di concentramento di Arbe. È un intrecciarsi di tante solitudini in cui l’amore, i rimpianti e i sensi di colpa si accavallano in modo solo in apparenza disordinato, dando vita a un mosaico colmo di significati. Una favola tragica e al tempo stesso consolatoria, dalla magica penna di Fiorella Borin, che pare esser stata scritta sotto l’influenza di Ananke, la divinità che è al tempo stesso Forza e Giustizia, ed è la padrona dei destini di tutti gli uomini.